Share |
Servizio newsletter

Inserisci il tuo indirizzo email:

Annunci
Forum
Registrati per partecipare al forum



Banner

PostHeaderIcon Latte, vino, cereali e detersivi alla spina: distributori in Italia

PostHeaderIcon Mondo e portafogli salvi con i detersivi alla spina

Soluzioni salva portafoglio (in tempi di crisi) e salva-ambiente. Da qualche decennio diversi provvedimenti legislativi hanno coinvolto in modo efficace l’industria e ancor di più i cittadini, rendendoli protagonisti dei vari progetti per la tutela ambientale. Non mi riferisco alle ben note disposizioni per la riduzione dei gas nocivi presenti nell’aria, ma alla vendita di detersivi alla spina, iniziativa poco diffusa rispetto alla affermate targhe alterne e alla raccolta differenziata dei rifiuti, ma che può abbassare sensibilmente il livello di inquinamento da consumo energetico, e non solo. Alla base di questo progetto la semplicità del sistema logico-distributivo: più breve è, più facile e veloce sarà il suo monitoraggio e il suo potenziamento. Il piano coinvolge solo tre soggetti – il cittadino, il produttore e il distributore – a differenza dell’iter tradizionale che impegna un minimo di sette soggetti tra produttori, distributori, utilizzatori nonché gli addetti allo smaltimento/recupero degli imballi; ecco perché due delle differenze fondamentali tra i prodotti riguardano proprio confezionamento e trasporto.

Per produrre i detersivi confezionati si ha bisogno di:

1) flaconi in cui versare il liquido un volta miscelato e stoccato nel tank;

2) etichette sulle quali vengono indicati le proprietà chimiche del prodotto, il lotto di produzione e ovviamente la marca;

3) cartoni che costituiscono un ulteriore imballaggio e contengono in media dalle 4 alle 12 bottiglie di prodotto;

4) pallet, piattaforme di legno usate per il trasporto, sulle quali avviene un ulteriore imballaggio e confezionamento;

5) film plastico estensibile.

 

Nel caso del detersivo sfuso, invece, vengono utilizzati tank da 600 litri, 2 per ogni pallet, che hanno una vita media di circa 50 rifornimenti, l’equivalente di quasi tre anni. Attualmente, le strategie mirate alla riduzione dei rifiuti nelle discariche, sono costituite da iter per la raccolta differenziata, coordinata con impianti di trattamento per l’indifferenziato, di produzione di Cdr (combustibile derivato da rifiuti), di compostaggio e incenerimento. Ovviamente tutti questi percorsi determinano un impatto negativo sulla spesa pubblica: è stato calcolato che nel 2008 la spesa media annua di una “famiglia-tipo”, composta da tre persone, è stata di 217 euro, quasi il 4% in più rispetto al 2007. Secondo le analisi condotte dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ex Apat), solo il 26% dei rifiuti in plastica viene effettivamente riciclato come recupero materia, mentre il rimanente è destinato al trattamento in discarica (44%) e all’incenerimento(30%). I ricercatori Ecologos, il principale ente di ricerca su territorio nazionale, hanno calcolato che, in termini di risparmio ambientale, il corrispettivo richiesto per un flacone in plastica (Hdpe, polietilene ad alta densità) da un litro con tappo è: energia = 25 lampadine ad incandescenza da 100W, accese contemporaneamente per un’ora; acqua = 2 vasche da bagno piene fino all’orlo; emissioni di CO2 = consumo di un’auto di media cilindrata per 1 km percorso in città senza traffico. I dati parlano chiaro: un aumento della richiesta di detersivo sfuso farà tirare un sospiro di sollievo all’ambiente e anche al nostro portafogli. E tu? Cosa puoi fare in concreto? Entrare a far parte di questo sistema innovativo a difesa dell’ambiente è facile e immediato: basta acquistare il detersivo nel punto vendita più vicino, prelevandolo direttamente dal tank del distributore; acquisterai così un flacone vuoto solo la prima volta, per poi riutilizzarlo per i successivi prelievi; il contenitore può essere riutilizzato infinite volte e dovrà essere sostituito solo nel caso in cui si rompa per motivi accidentali. Ecco dove trovare il distributore più vicino a te: Casarsa della Delizia (Pn), viale Rimembranza (all’interno del supermercato). Fiume Veneto (Pn), viale Repubblica 20. Letans, via Artigianato 20/2. Porcia, via delle Acacie. 13. Pordenone, via Piave 99. Io l’ho fatto. Sono andata alla “Bottega dell’ecologia” in via Piave, dove ho intervistato la signora Tiziana che si è gentilmente prestata a rispondere a qualche domanda. Ho scoperto così che il negozio ha aperto nell’ottobre scorso e, grazie ad un rapido passaparola, ha riscosso un grande successo, soprattutto nel periodo natalizio attraverso numerose richieste di “strenne di detersivi”. Come mi è stato spiegato, un vantaggio sostanziale nell’uso di detersivi alla spina, è quello di richiedere meno sapone concentrato e, per quanto riguarda il bucato in lavatrice, una temperatura di massimo 30°. In questo modo si risparmia sia sul prodotto sia sull’energia e il risultato è lo stesso, se non addirittura migliore! Il prodotto viene inoltre venduto a kg e non a litri ed è provvisto di un’etichetta che indica i dosaggi e la provenienza del detersivo, rigorosamente made in Italy e spesso a chilometro zero.

Rosa Mineo Liceo Grigoletti di Pordenone - Messaggero Veneto, 16 Marzo 2010

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 24 Marzo 2010 21:23)

 

PostHeaderIcon Alla spina per ridurre i rifiuti

Secondo i dati diffusi da Conai, nel 2007 in Italia si sono prodotti più di 32,5 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 12,5 tonnellate solo di imballaggi. Di queste, 2,2 milioni di tonnellate sono costituite da imballaggi in plastica. 

Nel solo Piemonte, nel 2008, si sono prodotti 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, che equivalgono a più di 507 kg di rifiuti per abitante all'anno. Nella nostra regione il peso della sola plastica raccolta grazie alla raccolta differenziata è stato di 62 migliaia tonnellate.

A monte di queste cifre, troviamo che l'Italia si colloca tra i primi dieci produttori mondiali di imballaggi, il cosiddetto packaging, rappresentando circa il 6,2% della produzione mondiale, con un fatturato stimato nell’ordine dei 25 miliardi di euro, da suddividere tra le oltre 7.000 imprese (per un totale di oltre 106.000 addetti). Nel 2007 il comparto del packaging ha rappresentato circa il 2,7% del fatturato dell’intera industria manifatturiera, ossia circa l’1,6% del PIL nazionale dell’anno (fonte Conai). I maggiori introiti del comparto dell’imballaggio derivano dalla produzione di imballaggi in plastica, seguita da carta, vetro e legno.

Per quanto riguarda gli imballaggi in plastica, essi sono diffusi trasversalmente nel mondo dell’industria manifatturiera. Grazie all’esistenza di vari polimeri (polietilene, polietilentereftalato, polipropilene, polistirene espanso, ecc.), caratterizzati da differenti peculiarità, assolvono le diverse funzioni richieste al packaging (di imballaggio primario, secondario o terziario) e trovano una collocazione all’interno dei diversi canali. 

I contenitori in vetro, invece, a causa della sua estrema fragilità, si prestano a rivestire esclusivamente il ruolo di imballaggio primario. Grazie alle sue doti di trasparenza e inerzia, il vetro è utilizzato per il confezionamento e la conservazione dei prodotti prevalentemente alimentari e delle bevande, nonché di prodotti di lusso, quali ad esempio profumi e cosmetici. 

Recentemente, in molte regioni italiane, si è assistito ad una sempre maggior diffusione della distribuzione e vendita di prodotti cosiddetti “sfusi” o “alla spina”, venduti cioè senza imballaggio al consumatore finale che ha la possibilità di portarsi da casa il proprio contenitore per riempirlo nuovamente presso il punto vendita. 

Uno degli obiettivi principali di tale sistema di vendita è appunto quello di ridurre l'impatto ambientale dei nostri consumi, andando ad incidere proprio laddove l'impatto è molto elevato: la produzione degli imballaggi dei prodotti, che costituiscono ormai il 40% del peso totale dei rifiuti solidi urbani. Attraverso questo sistema, infatti, l'imballaggio viene acquistato solo una prima volta perchè il consumatore può poi riutilizzarlo per tutti gli acquisti successivi. 

In termini di riduzione di rifiuti, il sistema di distribuzione di prodotto alla spina sembra molto efficace dal punto di vista delle ricadute ambientali, quanto accessibile ai consumatori finali. 

Visto l'apparente successo di alcune esperienze di vendita di prodotti sfusi sul territorio italiano, e in particolare su quello piemontese, sembra utile approfondirne alcuni aspetti per valutare la risposta da parte dei consumatori nonché i possibili miglioramenti e ampliamenti, anche nell'ottica di un adeguamento alle più recenti direttive europee in materia di gestione dei rifiuti.

In allegato è possibile scaricaricare l'indagine "Alla spina per ridurre i rifiuti".
 
Eco dalle città, 24 Marzo 2010 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 24 Marzo 2010 21:22)

 

PostHeaderIcon Genova, vino alla spina a prezzi stracciati al mercato di Piazza Romagnosi

E' buono e costa poco: sarà venduto da domani il vino alla spina nel mercato di piazza Romagnosi.
Prezzi stracciati per il brindisi: 2 euro per 750 millilitri per questo esperimento, primo in tutta la Liguria.
Dolcetto, Barbera, Cabernet, Cortese, Chardonnay Doc e Chiarello, prodotti dall'azienda piemontese “Tre S”, da spinare in una bottiglia di plastica (acquistabile per 20 centesimi). Per evitare che al servizio accedano minori, al momento dell'acquisto bisognerà introdurre nel distributore self-service il tesserino del codice fiscale. La distribuzione alla spina potrebbe essere allargata in futuro agli altri mercati della città e potrebbe coinvolgere anche la vendita di olio.

 

cittadigenova.com, 12 Marzo 2010  

Ultimo aggiornamento (Sabato 13 Marzo 2010 07:57)

 

PostHeaderIcon Fare la spesa è diventato ecologico

Sempre più supermercati lavorano all’insegna dell’ecologia e sostenibilità ambientale. In seguito all’installazione di pannelli fotovoltaici e distributori alla spina di prodotti alimentari e detersivi nei supermercati Coop, aumenta la portata e la rilevanza delle iniziative in questo senso. Alcune catene come Auchan e il gruppo Unes hanno, infatti, dato il via ad una vera e propria rivoluzione, costruendo i primi “supermercati ecologici”: rispettivamente Simply Sma e U2. I punti vendita sono stati costruiti utilizzando materiale riciclato e secondo criteri che ne limitano l’impatto ambientale e le emissioni inquinanti. Qualche esempio? Le ampie lucerne che favoriscono l’illuminazione naturale nelle ore diurne, i sistemi di raccolta delle acque piovane che consentono d’irrigare le zone verdi evitando lo spreco di acqua, ma anche cesti, carrelli, scaffali realizzati con materiale riciclato (prevalentemente tappi di bottiglie di plastica). Inoltre i clienti hanno la possibilità di ottenere uno sconto sulla spesa consegnando al supermercato bottiglie PET.La recente normativa europea, che abolisce dal 2010 la vendita di buste di plastica, ha poi favorito la diffusione in punti vendita come Despar, Esselunga e Conad (oltre a quelli sopracitati) di buste della spesa biodegradabili o riulizzabili sia in tessuto che sintetiche. Da segnalare l’iniziativa della regione Piemonte che prema chi riutilizza le buste della spesa: “Nessuna scusa la borsa si riusa”. Il progetto durato meno di un mese ha ottenuto molti consensi, ma come scrive ikka sul suo blog  “peccato che sia solo temporanea”.

 

Beatrice Casagrande - laStampa.it, 15 Marzo 2010


 

PostHeaderIcon Sma e Altromercato per l'Equo Solidale

Il gruppo Sma (Punto, Simply, Ipersimply, Sma e Cityper) ha siglato un accordo con il Consorzio Altromercato, organizzazione leader del commercio equo e solidale in Italia.

Il primo esperimento è stato inaugurato a Brescia il 24 febbraio, nel supermercato Simply Sma di via Masaccio con i nuovi erogatori di prodotti alla spina (detersivi, frutta secca e caramelle). Realizzati con il supporto di Regione Lombardia, A2A, Aprica e Comune di Brescia, fanno parte del progetto Parr (Piano di azione, per la riduzione dei rifiuti urbani).

La collaborazione Sma-Altromercato vedrà inoltre la creazione di una linea di prodotti a marchio Sma realizzati secondo gli standard internazionali del commercio equo e solidale. Questo significherà relazioni dirette con i produttori, pagamento di prezzi equi, trasparenza nei rapporti di cooperazione, continuità nei contratti, la concessione di finanziamenti anticipati (fino al 70%) degli ordini, il rispetto dei diritti in tutti i passaggi dalla produzione alla commercializzazione.

La linea raggruppa circa venti di prodotti (cinque biologici).
L'intento è stato quello di unire la credibilità di un marchio come Sma a credibilità e serietà di una organizzazione no profit come il Consorzio Altromercato.
In questo modo sarà finalmente possibile acquistare quotidianamente con facilità prodotti di qualità garantita a un prezzo accessibile e con una lavorazione nel pieno rispetto di persone e ambiente.
 
 
ecosostenibile, 25 Febbraio 2010 
 
 

PostHeaderIcon I più letti

PostHeaderIcon Ultime notizie