Aprire un punto vendita o corner alla spina può determinarsi una scelta vincente per i negozianti in quanto oltre a garantire un notevole risparmio per il consumatore permette diversi vantaggi per chi decide di dedicare uno spazio a tale attività (ecocompatibilità, rotazione dello stock, ordine, grande assortimento dei materiali).
Ma come fare ad aprire un punto vendita? Ecco qualche indicazione in questa utile guida.
Per vendere alimenti alla spina si dovrebbe avere il REC HACCP (o corso SPAB - somministrazione di bevande e alimenti al pubblico) che si ottiene frequentando un breve corso (120 ore) presso la Camera di Commercio o l'Ascom e sostenendo un esame finale. Per vendere invece detersivi alla spina tale corso non è necessario; bisogna inoltrare solo domanda al comune specificando l'attività da svolgere (la licenza è liberalizzata). Successivamente è necessario recarci al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) per avere la documentazione necessaria per l'adeguamento alla normativa locale in materia di locali a norma, licenza e quant'altro. Fatto questo bisogna aprire la Partita IVA, iscriversi alla Camera di Commercio, INPS, INAIL.
Quantificare gli investimenti è sempre molto difficile in quanto bisogna valutare grandezza e ubicazione del locale (dimensioni, localizzazione, concorrenza...), impianti, tipologia dei prodotti (prodotti naturali, cibo, vino, latte, detersivi), arredi. L'investimento medio iniziale per un punto vendita completo, compreso di prima fornitura, si aggira sui 40000 euro per un locale di 40 mq circa. Normalmente per una valutazione completa si compila il business plan e ci si affida ad un progetto dettagliato.
Una della prime attività da intraprendere contemporaneamente è quella di stabilire i rapporti con i fornitori di distributori e i fornitori di prodotti. Questo portale si occupa di stabilire un primo contatto tra i fornitori di macchine ed impianti e gli interessati ad aprire un punto vendita.
Per quanto riguarda i prodotti, relativamente ai detersivi sono da preferire i distributori che hanno un punto di stoccaggio della merce in zona. Per i prodotti alimentari generalmente ci si riferisce ai produttori locali preferendo pertanto una soluzione a km 0, salvaguardando ancora una volta l'ambiente.


